che poi quel libro, non l'ho ancora letto. non so nemmeno di cosa parli esattamente, ma ci deve essere dentro della vita e della morte, come tutti i buoni romanzi. me lo dico sempre, ora lo prendo in biblioteca, oppure ora lo compro, ma poi, puntualmente, me ne scordo.
ma forse domani, sì ecco, forse domani me lo comprerò.
a quel libro, oggi, ci ho pensato soprattutto per il titolo. ché mi sento anche io un po' così.
perchè c'è qualcosa che non va. non so, forse è cambiato il tempo e le ferite, si sa, son come i reumatismi, ogni tanto ti tornan fuori. forse perchè milioni di minuscoli frammenti di tristezza si sono accumulati l'uno sull'altro creando un enorme masso che adesso ti si è piantato sul cuore.
ventricolo sinistro, precisamente.
che poi, e la scienza ancora non riesce a spiegarci il perchè, quando qualche masso di natura non ben precisata, un masso u.f.o. diciamo, ti preme sul ventricolo, per una strana serie di ragioni idrauliche esce acqua dagli occhi. e non mi pare esistano serbatoi da qualche parte, ché, a questo punto, tutta quest'acqua sarebbe finita, no? e quando l'acqua esce dagli occhi, ne esce un po' anche dal naso, gli occhi bruciano, il naso poi diventa rosso e se ti guardi allo specchio in quel momento hai appena aggiunto l'ennesimo motivo per singhiozzare.
che forse tutti quei minuscoli frammenti ora sono diventati pesanti, perchè semplicemente ti fermi, perchè hai smesso di fare le cose come un'automa: casa - lavoro - casa - lavoro. che forse, quando ti fermi, ti rendi conto meglio di ciò che hai e di ciò che non hai. e magari non ti piace quello che hai, o meglio, magari ti piacerebbe avere quello che non hai, o hai avuto una volta, ed ora non hai più. che vorresti avere tanti amici attorno, quelli che il venerdi ci si vede tutti al bar, perchè così ci si organizza una pizzaecinema tutti assieme o una scampagnata la domenica, quelle cose da fare per le feste comandate, quelle cose orribili che ci si deve divertire per forza e che detesteresti profondamente se non le vivessi da,...boh, lasciamo stare. che vorresti braccia calde e sorrisi e una barba a farti il solletico, passare la domenica pomeriggio a cazzeggiare a film, gelati e coccole sotto il piumone, quelle cose banali e melense da routine della coppia. che poi i tuoi amici ce li hai e sono fantastici, ma sono così fisicamente lontani a volte, che ti scordi di averli e gli uomini quando passano dalle tue parti, sono dolci o sono stronzi, ma nessuno di loro ti appartiene. tu li guardi felice e maliziosa, piena di affetto e passione, a volte morendo dalla voglia di dire - fermati ancora un po' - ma poi li lasci andare, ché non son tuoi, nè mai lo sono stati.
e allora capita che le goccioline di tristezza una sera diventino un masso pesante sul ventricolo sinistro e d'improvviso ci si metta a scrivere un pezzo così, triste solitario y final