Sono al punto di non ritorno. Pensavo che certe cose non mi sarebbero mai successe...ed invece, quasi vi imploro.
Passatemi una catena qualsiasi.
Oppure, meglio, vomitate un’acida cattiveria gratuita su qualche personaggio pubblico, scatenate un flame contro la blogstar di turno, insomma fatemi scrivere qualcosa, qualsiasi cosa, non pretendo certo di partorire un post intelligente, ma almeno riempire questo buco bianco di Splinder.
Ferrara? Troppo facile e poi lui mi perdonerebbe cristianamente.
Ninna? Bersaglio usurato, troviamo qualcosa di nuovo.
Insomma pensateci voi perché sono decisamente a corto di idee.
A volte. A volte semplicemente manca l’aria. Nei momenti più inaspettati: quando ti lavi il viso e le lacrime si confondono con l’acqua, ma senza portare via la stanchezza del mattino; quando vai a dormire e il calore del piumone sulla tua spalla ricorda l’abbraccio che non riceverai; mentre fai la doccia, leggi, scrivi, semplicemente, anneghi.
Annego.
Non ho bisogno di aver provato quella sensazione, per riconoscerla. Cerco di recuperare aria, annaspo, lo stomaco si contorce, la gola si serra, manca l’aria, cazzo, e allora apro i polmoni e provo a respirare a fondo, emettendo rumori così inappropiati... Scomposta, volgare, senza grazia mi sbraccio, dibattendomi tra i miei fantasmi e i miei sogni di stupida gloria, collezionando gesti e frasi inutili, senza capire che tutto questo muoversi isterico e senza senso mi tirerà solo più in basso, verso un mondo subacqueo dove le cromie sono verdastre e i raggi del sole non arrivano.
Nascono strani pesci laggiù, in quell’oceano oscuro, quei pesci che sanno vivere senza luce, spaventosi come uno scherzo di dio. Nascono mostri, mostri che non voglio conoscere, ma che appaiono all’improvviso come i messaggi subliminali all’interno di un film. Un flash, una frazione di secondo impercettibile, ma, oh, io so cosa ho visto, lo so perché sento di nuovo mancarmi l’aria.
L’unica cosa che posso fare è non guardare, non guardare nulla e galleggiare a peso morto sopra questo mare buio o, a volte, scriverlo, senza pensare, senza rileggere, per far uscire quell’acqua salata che mi intossica i polmoni.
Ah, niente assegni. Grazie.