Sottotitolo: In morte del paese Italia.
Assioma: siamo un paese di stronzi e ci meritiamo i prossimi cinque anni di governo. Ci meritiamo l'arrivismo, l'arroganza, il precariato assassino, la Casta ostentata, la mafia, la monnezza. Ci meritiamo il peggio, come qualcuno mi ha giustamente detto.
Si suol dire che non è conveniente dare troppa libertà al popolo perché il più grande referendum che la storia ricordi fece trionfare Mr. Barabba. Quindi io propongo, cordialmente, di abolire le elezioni, sempre che non ci pensi il prossimo esecutivo, tanto i fucili li ha già pronti Bossi in cantina, no?
Pensate quanti sbattimenti in meno, pensate a quanto ci potremmo risparmiare, soprattutto in salute epatica.
Corollario numero uno: io sono contenta di aver votato e di aver fatto votare, per sessanta miseri euro, i malati dell'ospedale della mia città. Novantenni che probabilmente hanno messo la croce su Sinistra Critica perché hanno pensato fosse resuscitato il Partito Comunista e che se poteva resuscitare il Piccì, pure loro avrebbero avuto una speranza. Vecchietti con la flebo al braccio e il catetere pieno di sangue, che erano pronti dalle otto del mattino con la scheda e tutto l'occorente, una signora che, dopo due mesi di coma, era felice di vederci arrivare col seggio volante (non ridete, si chiama così), ché aveva paura di non essere più in tempo. Gente che m'ha fatto pensare.
Corollario numero due: mi voglio almeno risparmiare la retorica del vincitore, quindi da oggi e per i prossimi sei mesi io non guarderò più un telegiornale o un programma di attualità.
Se finiamo al collasso economico, usciamo dall'euro e ritorniamo ai tempi della Pizza de fango der Camerun, sull'orlo della guerra civile o del disastro ambientale fate un fischio.