lunedì, 29 settembre 2008
, ore 16:01
Avevo realizzato il mio sogno più ambito e più ardito, fluttuavo felice nell'attesa del mio imminente appagamento, ero pronta, decisa, estremamente pericolosa: finalmente Marco Travaglio, dotato di un'inedita barba, mi aveva presa tra le sue braccia, spinto in un angolo e sussurrato lussuriosamente all'orecchio che quella sera mi avrebbe aspettato a casa sua.
Era mio, mio, mio, solo mio dopo anni di inascoltate preghiere.
E, stracazzodanorcia, è suonata la sveglia.
venerdì, 26 settembre 2008
, ore 14:35
Sconcertante episodio di bullismo nel viterbese: due ragazzi sui 18 anni "costringevano due quattordicenni a subire numerosi atti di prevaricazione", ad esempio un brutale interrogatorio sui nomi delle stazioni, alla cui errata risposta risposta, gli aguzzini scrivevano sulle braccia un voto, sbeffeggiando infine le loro vittime con umilianti disegni di barba e baffi.
Orrore. Orrore e raccapriccio.
Ai miei tempi queste cose non si facevano, non si vessavano piccoli ed inermi adolescenti nel culmine del loro fragile sviluppo psicoemotivo durante il ritorno a casa.
Ai miei tempi, l'11 ottobre di ogni anno, giorno di San Firmino, si prendevano di peso i "quartini" appena arrivati e le loro tenere faccine brufolose venivano pubblicamente firmate da tutto il liceo in un gioioso rito collettivo che stabiliva le gerarchie, ma che soprattutto permetteva di costruire nuove relazioni interpersonali.
Ricordo con commozione che quando toccò a me donai al bello della scuola, con disinteressata sottomissione s'intende, tutta intera la mia guancia destra per farla decorare con un conturbante "Filo" scritto a caratteri cubitali...
mercoledì, 24 settembre 2008
, ore 11:08
La Casa del Signore non è mai chiusa...
lunedì, 22 settembre 2008
, ore 18:34
Quando sopravvivi ad un'emicrania spaventosa, quello che rimane di te è un rifiuto umano che riesce a percepire distintamente ogni sinapsi del proprio cervello pulsare a ritmo di pachanka; ti ritrovi a chiederti se anche a te può succedere come a certe razze di cani, che ad un certo punto impazziscono perché la loro scatola cranica non riesce più a contenere l'espansione della loro materia grigia. Quando sopravvivi ad un'emicrania così, quando anche una luce catacombale sembra incunearsi nel tuo nervo ottico fino a farlo esplodere e un rumore più alto di dieci decibel ti stira la chiocciola dell'orecchio, sedersi sulla poltrona del dentista non è affatto consigliabile.
Ti senti una povera zombie struccata e rincoglionita che potrebbe strozzarsi da un momento all'altro con l'aspiratore della saliva.
Soprattutto quando la nuova e minorenne praticante dello studio dentistico ti attribuisce splendidamente solo 19 anni.
venerdì, 19 settembre 2008
, ore 00:30
Per offrire un banale criterio di valutazione su quanto io sia ancora totalmente e ingenuamente unopuntozerista, volevo ammettere di fronte alla blogosfera intera che la prima volta che ho visto - in foto e nudo per la precisione - e sentito parlare di Samuele Silva, pensavo che fosse un centrocampista brasiliano appena acquistato dal Milan. E che Selvaggia Lucarelli portasse ancora la taglia 46 e il cognome Pappalardo.
Lo giuro.
mercoledì, 17 settembre 2008
, ore 12:46
Mi rendo conto che oramai questo blog ha assunto una linea editoriale simile a quella de "La vita in diretta", ovvero lacrime gratuite e tette sprecate.
Una rassegna dei miei fallimenti sotto ogni punto di vista.
Ma prima o poi verrà il giorno in cui tutto questo finirà, no?
(anche se nemmeno i brokers londinesi, che scommettono anche sull'esistenza di Dio, hanno voluto rischiare sul mio caso...)
Cioè arriverà l'attimo in cui tutto cambierà e mi ritroverò finalmente con un lavoro, un compagno e una vita degna di essere chiamata tale. Ma se mai arriverà questo momento, questo Big One, quello grosso, quello col botto e non avrò più nulla di cui lamentarmi, cosa faccio, chiudo il blog?
lunedì, 15 settembre 2008
, ore 18:20
Ieri sono uscita, per la mia periodica seduta di sane pippe mentali, con la Dea. La Dea una volta, ai tempi del liceo, era molto rock'n'roll e sfoggiava pantaloni a zampa e fularini seventie's; poi è cresciuta, è diventata un bel donnino carino e ha capito che si è molto più stilose declinando il proprio rock'n'roll (sempre più hard core a dirla tutta) con una bella borsa di pelle. Per non esserle da meno allora ho deciso, causando per tale nefasta scelta nubifragi e allagamenti su tutta la penisola, di mettere le mie scarpe col tacco: sì, loro, le uniche che possiedo. Ho imposto alla Dea di andare a bere qualcosa in un posto col parcheggio vicino e di scegliere un tavolo vicino al bagno visto che sul tacco dieci possiedo un range di azione di circa tre metri senza rischio di caduta, cento metri invece, se non consideriamo una eventuale derapata sul bagnato.
Ma non è di questo che volevo scrivere.
Volevo scrivere che oggi un bel museo importante mi ha chiamato per farmi un colloquio in inglese; se vinco mi regalano l'onore di essere schiavizzata da loro per tre mesi senza vedere una lira, né un pound. Io l'inglese non lo so, non l'ho mai saputo e mai nessuno me l'ha insegnato, ma mi sono arrabattata sfoggiando il meglio della mia farlocca pronuncia british.
(Ah, non credo di avergliela data a bere, se ve lo state chiedendo.)
Volevo scrivere che, quando ho riattaccato, ho pensato che per me l'inglese è un po' come mettere i tacchi alti: seduta e in posa sono una gran passera, ma se devo arrivare fino al bagno, signoriddio, sembra che mi abbiano infilato un manico di scopa nel posteriore.
venerdì, 12 settembre 2008
, ore 14:04
Non lavorare, non avere una benché minima occupazione, sia pure superflua e non retribuita, non possedere nemmeno un'attività di svago, è un problema molto più grave di quanto pensassi.
Non tanto perché io senta di non contribuire allo sviluppo del mio paese o perché non creda di realizzare le mie aspirazioni e sviluppare le mie competenze. Diciamoci la verità: io non ho competenze né aspirazioni lavorative, non ho ambizioni sfacciate per la mia carriera e il pil italiano non è tra le mie preoccupazioni quotidiane. È che quando lavori riesci a dribblare molto meglio alcuni piccoli dettagli della tua vita, tipo il fallimentare bilancio delle tue relazioni sentimentali, tanto per fare un esempio.
Invece, nello status di disoccupata, riesci benissimo a competere in squallore e seghe mentali con una puntata di Grey's Anatomy.
martedì, 09 settembre 2008
, ore 22:18
Oggi nella banca vicino casa mia c'era uno sportellista nuovo.
Giovane, bello, senza fede al dito e col posto fisso, a quanto pare.
Quello che si suole definire un buon partito.
Stavo pensando che dovrei trovare un modo per rivederlo e approcciarlo, magari lasciargli il numero di telefono, fargli intravedere una tetta, cose così. Poi ho realizzato che non ho un lavoro, né un conto in banca. E che fino a quando non avrò un lavoro non avrò nemmeno un conto in banca. E che se aspetto di trovare lavoro, visti i tempi bui, nel frattempo magari lui si sposa e fa millemila figli ed io ancora non avrò un soldo né una seria motivazione per entrare in banca.
E se provassi con una rapina?
domenica, 07 settembre 2008
, ore 20:15
Vado al mare, faccio la zia premurosa, mi rilasso con spassosi week end in giro per l'Italia in compagnia di personcine molto piacevoli, cazzeggio on line.
Non sto ancora nemmeno realizzando di essere disoccupata...
Update: dal nervosismo che mi sta agitando e dal nodo che sento appena sotto la trachea penso che ORA l'ho realizzato.