"Ti invito a riflettere sul tema dell'esilio. Ecco alcune domande che potrebbero aiutarti. 1) Sei mai stato respinto da qualcuno a cui tenevi molto? 2) Sai che significa essere costretti a lasciare un posto dove ci si sente al sicuro? 3) Ricordi il senso di desolazione che hai provato quando ti sei trovato a vagare nel nulla? 4) Hai mai avuto difficoltà a entrare in contatto con la tua tribù o a vivere in pace nel posto dove ti senti più a casa? Qualunque sia la forma di esilio di cui soffri, Vergine, le prossime settimane saranno il momento ideale per cercare di curarla."
Caro
Brezsny, lo vuoi proprio sapere? Non me lo ricordo più quante volte io sia stata respinta. E per respinta non intendo solo un bel due di picche in amore: respinta vuol dire vedere le tue aspettative sgretolarsi, le tue esigenze messe da parte, i tuoi sentimenti ignorati da un bel sorriso, il bel sorriso di chi non ha capito nulla di te o, peggio, di chi non vuole capirlo, perché fondamentalmente non è interessato a farlo. Essere respinta significa essere sottovalutata, dimenticata, momentaneamente accantonata, perché il lavoro, gli amici, la routine e bla bla bla. E ti dirò,
Brezsny, non fà male: lì per lì non si sente niente, anzi si abbozza, si comprende, si giustificano le mancanze altrui, perché è come quando ti tagli con la carta, la ferita brucia sempre quando non te lo aspetti più. Ma ormai non puoi più piangere, non è più il momento giusto, sembreresti solo una ragazzina isterica.
So anche cosa vuol dire lasciare un posto sicuro e vagare nel nulla: so che la consapevolezza di essere sola è il peso più duro da sostenere, so che è un vuoto che sembra espandersi all'interno del tuo stesso essere, senza che tu riesca a fermarlo, o quanto meno, a circoscriverlo. Dilaga. E distrugge ciò che incontra.
E qual è la mia tribù
Brezsny? Tu la conosci? Perché io non penso di averla mai avuta, credo di non essermi mai sentita a casa in nessun posto, anzi, ho sempre preferito fuggire, essere nomade e mai legata ad un luogo, ad una città ad un "giro di amici". Perché è l'unico modo che ho per ingannare me stessa, perché posso sentirmi sola senza sentirmi incapace e spaventata; perché in una città sempre nuova sono sempre giustificata, sono sempre una vittima che subisce una situazione e non, invece, la mia stessa carnefice.
Ci ho messo 27 anni per capire quale sia la mia personale forma di esilio, caro astrologo dei miei coglioni, ora non so quante settimane ci vorranno per curarla, ma grazie mille per avermi regalato un comodo e simpatico set di brutti ricordi da spolverare.
A buon rendere.