Io, i quindicenni, non li posso mica più frequentare. Non c'ho più il fisico, non c'ho. Io che se viaggio poi mi viene l'emicrania trivellante, che se pasteggio solo a cabernet mi viene un'ulcera da competizione, io, coi ragazzini, non ci posso mica più uscire a far baldoria.
Perché i
quindicenni che conosco io riescono a spararsi settecento chilometri di macchina, star svegli fino alle cinque e risvegliarsi il mattino dopo freschi e belli come le rose di serra. I
quindicenni di Udine bevono ettolitri di vino, birra, grappe e trielina senza fare un fiato, ingurgitano frico e toro come se fossero insalatine scondite e non hanno mai sonno. I
quindicenni che sono
amiciammè riescono a sorridere e a non perdere la voglia di divertirsi nemmeno dopo ore e ore di chiacchiere e risate. Instancabili, invincibili e, ovviamente, belli belli in modo assurdo.
E a me, questi quindicenni, già mancano tantissimo.