X factor è come il padrino: il primo è appassionante, il secondo sublime, il terzo una triste pantomima di quello che è stato, condito da scenette del tutto improbabili.
Sarà che prima me lo guardavo in compagnia e quest'anno lo vedo con mia madre spiaggiata sul divano che, intonando gorgheggi irripetibili, s'addormenta al quinto minuto secco di trasmissione, sarà che sto diventando anziana e rimanere sveglia fino a mezzanotte inoltrata non fa più per me, sarà che la qualità degli artisti è peggiorata sensibilmente mentre il nefasto tocco di Tommassini sta toccando vertici inauditi, ma X factor ha perso una groupie. Una che se lo guardava quando Giusy Ferreri faceva ancora la cassiera, tanto per dire.
Le polemiche di Morgan stanno diventando più lunghe di un pellegrinaggio sul Sinai (e della stessa utilità, per giunta), Claudia Mori sembra faccia le punte al cazzo come secondo lavoro e ci è rimasta solo la "Nonna Salice di questo cazzo" a tenere alto il vessillo del programma.
Tra i cantanti si salvano solo le straordinarie performance di Marco, tanto bravo quando canta, tanto imbarazzante quando parla (solo a me sembra un bambino fuggito dall'orfanotrofio dove tutti erano cattivi con lui? e dio mio, che qualcuno faccia qualcosa per le sue sopracciglia, vi prego!); la freschezza di Silver che riuscirebbe a strappare un sorriso anche a Nosferatu e la barbetta sexy di Damiano che fa salire il picco dell'ormone e dell'auditel, ma solo per la barbetta.
Tutto il resto è noia. Noia noia noia.
Ma c'è qualcosa di estremamente positivo in questa nuova edizione di X Factor: la trasformazione delle Yavanna da tre elfe con le orecchie a punta a tre passerone in tacco dodici e grinta da vendere mi fa pensare che ci sia speranza di un futuro luminoso e molto rock anche per le sfigatelle come me.